La scuola come luogo di incontro di cervelli

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L’insegnante è la persona alla quale un genitore affida la cosa più preziosa che possiede suo figlio: il cervello. Glielo affida perché lo trasformi in un oggetto pensante. Ma l’insegnante è anche la persona alla quale lo Stato affida la sua cosa più preziosa: la collettività dei cervelli, perché diventino il paese di domani“.

Queste sono le parole di Piero Angela che, durante la trasmissione “Carta Bianca”, parla così degli insegnati, prescelti dalle famiglie a dallo Stato per affidargli “la cosa” più preziosa di tutte: il cervello dei propri ragazzi.

Si parla di cervello inteso come crescita e maturazione intellettiva, maggiore spirito critico, evoluzione personale e di pensiero, anche perché i ragazzi di oggi saranno i genitori, professionisti e cittadini attivi di domani e il loro cervello appartiene alla collettività.

 

Cosa implica l’affidare i propri figli alla scuola?

Affidare i nostri figli all’istituzione scolastica significa accettare che entrino a far parte di una comunità, all’interno della quale i genitori restano una parte residuale. Mandare un bambino a scuola significa accettare che un insegnante lo educhi ad una maturazione cognitiva e sociale, lo spinga ad accrescere in lui il pensiero di collettività, di gruppo e che lo aiuti ad affrontare le sfide che la vita riserva.

Il ruolo degli insegnati è sempre più centrale nello sviluppo psico-fisico dei bambini, la scuola non deve impartire solo la lezione del giorno, ma insegnare ai ragazzi a costruirsi un futuro fatto di scelte, conoscenza e consapevolezza. Oggi, purtroppo, prevale sempre di più la visione che spinge i genitori a crescere i propri figli protetti come dentro una bolla, al sicuro dai mali del mondo, ma è evidente che il mondo e, così, anche la scuola, si muovono nella direzione opposta. La scuola è fatta e, specialmente, deve essere fatta di relazioni e luoghi in cui il confronto possa essere la parola d’ordine.

 

La Redazione