Il via al nuovo decreto “Milleproroghe”

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L’Italia fa passi avanti come una lepre o indietro come un gambero?

L’Alternanza Scuola-Lavoro nasce per fornire agli studenti le competenze necessarie all’inserimento nel mondo del lavoro, alternando le ore di studio in aula ad ore trascorse all’interno delle aziende, per garantire loro formazione sul campo e superare quel vuoto tra mondo del lavoro e mondo accademico.

Aprire il mondo della scuola a quello delle future professioni permette di trasformare l’apprendimento in opportunità di crescita e lavoro lungo tutto l’arco della vita, assegnando uguale dignità alla formazione scolastica e all’esperienza lavorativa.

Certamente questo per i giovani rappresenta un’opportunità di sviluppo e di inserimento nel mercato del lavoro, per le aziende si tratta di investire in capitale umano e accreditarsi come enti di formazione.

Con la Legge 107/2015 questo approccio veniva rivolto a tutti gli studenti dell’ultimo triennio superiore e prevedeva un periodo di Alternanza Scuola-Lavoro obbligatorio. Ma da quest’anno non saranno più requisito di accesso alla prova di maturità, come previsto dal decreto “Milleproroghe”, recentemente approvato in Parlamento.

Il ministro dell’istruzione Marco Bussetti aveva già anticipato le sue intenzioni, comunicandole ai dirigenti scolastici, i quali si trovano spesso nella difficoltà di ricercare occasioni valide per una buona Alternanza.

Il primo provvedimento che la Legge di bilancio dedica alla scuola è un taglio.

Il ministero abbassa il numero di ore necessarie “per consentire più qualità e attenzione” a un sistema che non è pensato per far lavorare uno studente in un’azienda durante il suo percorso scolastico, ma piuttosto per fargli scoprire la cultura del lavoro. È comunque prevista la possibilità che ogni scuola possa, autonomamente, aumentare il numero delle ore di Alternanza.

Vengono così ridotte notevolmente le ore previste nel triennio:

  • Per i Licei si passa da 200 ore a 80 ore
  • Per gli Istituti Tecnici si passa da 400 ore a 150 ore
  • Per gli Istituti Professionali si passa da 400 ore a 180 ore.

Realizzare corsi di formazione all’interno del ciclo di studi, sia nel sistema dei licei sia nell’istruzione professionale, è un modello didattico che si stava radicando sempre di più anche in Italia, ma oggi, con questa circolare è come se stessimo facendo un passo indietro. Cosi commenta l’ex sottosegretario all’Istruzione, Gabriele Toccafondi: “Fare meno ore e soprattutto mettere meno risorse sull’Alternanza Scuola-Lavoro vuol dire semplicemente farla peggio”.

“Muore” così una delle buone iniziative introdotte dalla riforma della “Buona Scuola”, ridimensionata nel valore e soprattutto nel numero di ore.

Per i nostri ragazzi è sempre più tempo di imparare facendo, affacciandosi alla realtà che non è fatta solo di banchi e libri. Diamo tante nozioni agli studenti che, il più delle volte, non sanno come mettere in pratica. Dovremmo dar loro la possibilità di realizzarsi, di prendersi responsabilità e soddisfazioni, di scoprirsi in contesti che non siano solo scolastici, confrontandosi con persone più adulte, conoscendo meglio le proprie attitudini e capendo come approcciarsi, terminati gli studi, alla vita lavorativa. L’alternanza scuola lavoro apre le porte e la mente di tutti quei ragazzi che hanno la necessità di essere orientati e ricevere risposte agli interrogativi sul futuro, molto frequenti e spesso irrisolti.

Dovremmo dare la possibilità agli studenti di toccare con mano quello che un giorno sarà il proprio futuro.

La Redazione