Con Erasmus+ il lavoro arriva prima

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I dati ufficiali dicono che l’80% dei giovani che partecipa al progetto europeo Erasmus+ trova lavoro entro 3 mesi dalla laurea. Un altro 10% ci impiega al massimo 6 mesi. Fare esperienze all’estero, quindi, si conferma un ottimo strumento di crescita personale e professionale, perché consente l’acquisizione di fondamentali soft skill.

Erasmus+, il progetto europeo che fa crescere le nuove generazioni

Il progetto Erasmus, ideato per favorire la mobilità dei giovani durante gli anni dell’università, rappresenta uno dei fiori all’occhiello dell’Unione Europea. Dal suo esordio, avvenuto nel 1987, ha permesso a milioni di studenti di tutto il continente di compiere importanti esperienze di studio all’estero.

La sua fama e il suo successo sono tali che, nel 2014, la stessa Unione ha deciso di rafforzarlo, creando il cosiddetto Erasmus+ (o Erasmus Plus), per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport. Si è scelto così di accorpare in un unico programma tutti i meccanismi di finanziamento europei preesistenti, dedicati all’apprendimento permanente (Comenius Erasmus, Leonardo da Vinci e Grundtvig), alla gioventù in azione, e alla cooperazione internazionale (Erasmus Mundus, Tempur, Alfa, Edulink). A questi si sono aggiunti le attività Jean Monnet e un sostegno allo sport.

Con questa operazione, l’Unione Europea ha cercato di acquisire una visione organica delle opportunità dedicate alle nuove generazioni e alla loro crescita, personale e professionale. Uno sguardo d’insieme che razionalizza e potenzia il ruolo dell’Erasmus, soprattutto in un contesto socioeconomico europeo in cui la disoccupazione giovanile è a livelli record (in alcuni paesi sopra il 50%) e l’incontro tra domanda e offerta di lavoro si mostra piuttosto complicato.

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Con Erasmus Plus il lavoro è più vicino

Le cifre che emergono dal più recente studio di monitoraggio dell’efficacia di Erasmus+ sembrano confermare la bontà dell’azione europea. Percentuali alla mano, gli studenti che prendono parte al progetto sono davvero facilitati nella ricerca di un posto di lavoro.

Il 72% dei laureati che hanno provato l’esperienza Erasmus, infatti, dichiara di sentirsi agevolato nel trovare un impiego. E in effetti, il 79% di loro ha un lavoro entro 3 mesi dalla fine degli studi (contro il 75% di chi non ha partecipato). Un ulteriore 10% impiega fino ad un massimo di 6 mesi.

A fare la differenza sono le soft skill. I ragazzi della generazione Erasmus, infatti, si sentono più forti nelle competenze digitali (51%) e in quelle imprenditoriali (69%), nel problem solving (76%), nello sviluppo del pensiero critico (79%) e nella conoscenza delle lingue straniere (88%). Inoltre, a dare una marcia in più, è la crescita in termini di capacità relazionali, spirito di adattamento e conoscenza degli altri paesi (91%).

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