Colmare la distanza digitale con l’intenzione comunicativa

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La comunicazione digitale ha cambiato le modalità di intrecciare e vivere relazioni umane.

Per i giovani di oggi – nativi digitali, la tecnologia fa parte della vita quotidiana: spesso riescono a passare con facilità dal registro analogico a quello digitale e viceversa. Mentre parlano in chat con un amico, parlano nella realtà con un altro, e per loro questo è assolutamente normale. L’ubiquità propria delle tecnologie digitali può essere per molti di loro un valore aggiunto alla comunicazione tradizionale.

Oggi si parla di distanza digitale come un fenomeno da arginare, frattura insanabile tra sé e l’altro – in cui il dispositivo sostituisce la relazione; tuttavia bisogna allo stesso modo prendere in considerazione le possibilità di potenziamento comunicativo della comunicazione digitale. Insomma, si può essere fisicamente vicini e digitalmente distanti. Oppure fisicamente distanti e digitalmente vicini. Cosa significa questo? Significa che in ogni caso siamo in relazione.

Non è tanto la comunicazione digitale a rendere buona o meno la relazione, quanto l’intenzione comunicativa: instaurare un dialogo con un adolescente significa accogliere quello che è il suo mondo e le sue contraddizioni.

La distanza digitale è quindi una distanza relazionale, che può essere sia fisica che on line. In questa distanza c’è la mancata capacità di ascoltare e comprendere il mondo del proprio interlocutore, perché si parte da una modalità e non dal dato sensibile.

Una buona comunicazione genera relazioni sane: nell’epoca digitale è fondamentale dirigere l’attenzione all’effetto sensibile che gli stimoli – digitali o reali – hanno sulla propria esperienza, piuttosto che sul “come” questi stimoli vengono generati.

La Redazione