Bambini super-intelligenti e scuola: riconoscerli e valorizzarli

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Sia in Italia che in Europa c’è ancora molto da fare per riuscire ad identificare e valorizzare le capacità di piccoli studenti plusdotati.

Uno dei più noti esperti del settore è l’italo-americano Joseph Renzulli, Professore dell’Università del Connecticut e tra i venticinque psicologi più influenti al mondo, così come riportato dall’American Psychological Association. Questi bimbi super-intelligenti non necessariamente hanno voti alti in tutte le materie, né un quoziente intellettivo fuori dalla norma. Però son capaci, sin dalla più tenera età, ad agire e pensare in un modo in cui neanche gli adulti son capaci di fare.

Joseph Renzulli afferma che ogni individuo ha un potenziale sviluppabile, alcuni poi hanno qualcosa in più rispetto ad altri. Quel che è certo è che la scuola dovrebbe attivare strategie per includere tutti i vari tipi di talento.

Ma non sempre questi talenti naturali, invece, vengono valorizzati dalle istituzioni scolastiche. A conferma di quanto appena affermato, le informazioni riportate dall’European Council for High Ability e dalla National Association for Gifted Children, gli enti che sostengono questi giovani plusdotati.

Non prevedere delle azioni opportune che possano rispondere alle esigenze degli studenti plusdotati, secondo quanto affermato dalla psicologa Roberta Renati, implica il rischio di sviluppare in questi giovani un senso di disinteresse e distacco nei confronti della scuola e una sensazione di isolamento rispetto agli altri pari con cui diventa sempre più difficile confrontarsi e condividere informazioni.

 

Un caso italiano di valorizzazione di studenti plusdotati

In Italia, l’Istituto Marymount di Roma, che da anni accoglie alunni con talenti superiori alla media, è da tempo impegnato nello sviluppo di programmi e attività didattiche pensate per l’apprendimento di bambini ad alto potenziale. Sarà infatti, al momento, l’unica scuola italiana a poter fare riferimento allo Schoolwide Enrichment Model (SEM) del Prof. Joseph Renzulli e del Prof. Sally Reis. Secondo quanto dichiarato da Michael Cascianelli, direttore della fascia di alunni fra i 3 e gli 8 anni dell’Istituto, “Il SEM di Renzulli prevede tre tipi di attività principali. Nelle classi vengono fatte attività esplorative in cui gli insegnanti trattano argomenti extra-disciplinari invitando a volte esperti esterni o anche genitori. Gli studenti sono così esposti a conoscenze che non si trovano nella tradizione scolastica, utili però a espandere le loro menti. Segue l’attività di gruppo, che continua a sviluppare una delle materie o argomenti presentati nella prima attività. Qualora emergesse una potenzialità, si andrebbe a svilupparla. Questa è la terza attività, individuale, e la più difficile da strutturare soprattutto con bambini di scuola primaria”.

 

Il 5% degli studenti italiani è plusdotato

Anche se in alcune realtà scolastiche sembra che qualcosa, in questo senso, si stia muovendo, la Renati sottolinea che sono ancora molti i passi da fare in quanto, quando parliamo di bambini plusdotati, ci riferiamo a un 5% degli studenti italiani, una percentuale di così grande valore da non permettere di essere sottovalutata.

Secondo quanto affermato dalla Dott.ssa Renati “è importante stimolare i bambini plusdotati non solo dal punto di vista cognitivo e intellettivo, ma anche a livello relazionale e sociale, tenendo conto che spesso hanno un pensiero critico molto sviluppato già da piccoli e dunque possono essere molto sensibili”.

Attività didattiche pensate ad hoc per questo tipo di studenti permetterebbero di identificarli, riconoscere le loro necessità e dare vita a programmi inclusivi volti alla valorizzazione delle abilità di tutti, plusdotati e non. Programmi che possano stimolare quelle competenze superiori alla media dei plusdotati e contemporaneamente promuovere il dialogo e l’integrazione sociale con gli altri bambini della classe, ma nel rispetto della reciproca diversità.

 

La Redazione