Aspetti normativi del bullismo e del cyberbullismo a scuola

No Comments
Tempo di lettura: 2 minuti

 

La legge definisce il bullismo come “aggressione o molestia ripetuta, allo scopo di generare timore, ansia, isolamento ed emarginazione”. Quando invece le vessazioni, le violenze, le minacce e le offese sono compiute attraverso internet, si parlerà di cyberbullismo.

 

Il personale scolastico e il ruolo degli studenti nel contrasto del fenomeno del bullismo a scuola

La legge prevede che ogni scuola sia incaricata di individuare un referente, tra i docenti, che si faccia carico delle iniziative in tema di bullismo e il cyberbullismo.

Il dirigente scolastico inoltre è tenuto ad informare le famiglie dei minori coinvolti, adottare misure di supporto per le vittime e prevedere sanzioni e percorsi rieducativi per chi commette atti di questo tipo. Ogni istituzione scolastica dovrà promuovere l’educazione alla legalità e all’uso consapevole degli strumenti digitali, vantando il supporto della polizia postale e delle associazioni che si battono da anni per arginare questo fenomeno.

 

Qualche iniziativa

Il Miur, su questa linea, il 13 Aprile 2015, ha emanato nuove linee di orientamento, di prevenzione e contrasto, promuovendo la formazione del personale scolastico e il ruolo attivo degli studenti nel contrasto al fenomeno del bullismo a scuola.

Il documento, elaborato con il contributo di circa 30 Enti e Associazioni aderenti all’Advisory Board del SIC (Safer Internet Centre), prevede la realizzazione di attività atte a fornire al personale scolastico una serie di strumenti di tipo pedagogico e giuridico per riconoscere i segnali precursori dei comportamenti a rischio e per prevenire e contrastare le nuove forme di prevaricazione e violenza giovanile. Nel fornire delle indicazioni operative per l’attuazione di queste linee guida, ha affidato nuovi compiti ai Centri Territoriali di Supporto (CTS).

Già nel 2007 il Ministero affrontava l’argomento. Il MIUR con la direttiva 16/2007 forniva “linee di indirizzo generale ed azioni a livello nazionale per la prevenzione e la lotta al bullismo”.

La direttiva, oltre ad affidare ai Dirigenti scolastici, ai docenti, al personale della scuola in genere e ai genitori la responsabilità di dover trovare le modalità di una collaborazione, imponeva di attuare un’azione educativa capace di sviluppare negli studenti valori e comportamenti positivi e coerenti con le finalità educative dell’istituzione scolastica.

 

Qualche riferimento normativo

Anche lo statuto degli studenti: DPR 249/98 e DPR 234/2007 affronta il problema del fenomeno del cyberbullismo, ispirando un modello che non sia solamente sanzionatorio, repressivo, bensì ispirato al principio educativo.

Anche all’interno del nostro Codice Civile, in cui non è fatto espresso riferimento al fenomeno del bullismo ma che ispira l’agire quotidiano, ritroviamo fattispecie riconducibili ad atteggiamenti di bullismo, come ad esempio l’art. 2043 (risarcimento per fatto illecito) enuncia: “Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”. E ancora l’art. 2047 c.c.: In caso di danno cagionato da persona incapace di intendere o di volere, il risarcimento è dovuto da chi è tenuto alla sorveglianza dell’incapace”, che letto insieme all’art. 2048 fa discendere che anche “Il padre o la madre, o il tutore sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati”.

 

La Redazione